MILANO

MILANO: dal sondaggio realizzato dal Corriere della Sera è emerso il punto di vista delle cittadine e Milano risulta la città del lavoro ma non a misura di donna.

Le donne milanesi si trovano a dover conciliare il ruolo di mamma e moglie, la gestione della famiglia con il lavoro e il tempo libero in una città difficile da gestire nei tempi e negli spazi. Il Corriere della Sera – in collaborazione con l’università di Milano Bicocca, Soroptimist International Club Milano Scala e Makno – nelle scorse settimane, ha realizzato un questionario on-line per capire se e quanto Milano sia una città a misura di donna.
Sono state 2.070 le partecipanti all’iniziativa, e 1.165 i sondaggi considerati nell’analisi, con una distribuzione abbastanza uniforme del campione tra le giovani e le pensionate, tra chi lavora e chi studia, chi si muove in taxi e chi in automobile, ma anche con i mezzi pubblici e a piedi.

Il primo dato che salta all’occhio è quello sulla qualità della vita, che è percepita dalle intervistate come appena sufficiente (con un punteggio di 6,6 su 10). Nonostante Milano sia riconosciuta madre di nuove tendenze, luogo pieno di energia e vitalità, dove trovare spazio per la realizzazione professionale (7,1), le donne hanno suggerito idee per il miglioramento della città valutando la qualità e dell’accessibilità dei servizi, dei luoghi di lavoro e dell’organizzazione.

La cura dei propri cittadini è invece risultata carente (5,6), «circondati da una libertà illusoria che nasconde una forte pressione a raggiungere alti standard», spiegano le intervistate. Secondo le donne questi sono i miglioramenti che andrebbero attuati: al primo posto, una maggiore attenzione ad alcuni soggetti, in particolare bambini e anziani (8,2); al secondo posto l’aspetto professionale che, oggi più di ieri, è ritenuto importante nella vita di una donna, infatti una delle richieste è quella di avere una città che sia sempre più un centro di eccellenza, ricerca e innovazione, un luogo dove poter conciliare concretamente lavoro e vita privata (7,9).

Tirando le somme, dal questionario è emerso che le intervistate non valutano Milano una città a misura di donna (5,6), soprattutto le giovani dai 25 ai 44 anni (5,2). I cambiamenti che propongono sono da un lato sul fronte della sicurezza, per potersi sentire tranquille in ogni luogo e momento della giornata e dall’altro una maggiore presenza di donne nei ruoli istituzionali. Come già in altre città europee, anche a Milano – ed è solamente una delle soluzioni – il Comune potrebbe avvalersi di un «gender city manager», che segua il lavoro dell’amministrazione in modo tale che ogni scelta, anche quelle apparentemente senza impatto diretto sulle donne, sia valutata anche dal punto di vista femminile.