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NAVIGLI, Sala: “Entro il 2017 un referendum sulla riapertura dei Navigli”

NAVIGLI: Il sindaco di Milano Beppe Sala è tornato a parlare del “sogno” di riaprire la cerchia interna dei Navigli.

Il sogno di Beppe Sala è noto, ne aveva già parlato in campagna elettorale: la riapertura dei Navigli.
Per farlo – “ed è un progetto che va da qui ai prossimi quindici anni” – di mezzo ci sarà un referendum: “Entro il 2017, vorrei consultare i milanesi sul tema”.
Il sindaco poi lancia un’altra idea ancora: una Settimana del cinema, “perché so che Milano dà il meglio di sé nei lunghi eventi, e non parlo di Expo: come il Salone del mobile, ad esempio”.

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L’ ex manager parla ospite del Fuoricinema in via De Castillia, un pezzo di verde nel cuore della Milano da cartolina del futuro, in mezzo ai grattacieli. Il tema del suo intervento è: “Sogno e son desto: governare tra visione e realtà”, e così Sala prova a mettere in fila un po’ di idee per la città che verrà.

Partendo dal progetto cinema, quindi: “Oggi a Milano c’è già una serie di eventi dedicati al cinema, da Esterni al cinema africano. Milano è una città straordinaria e su questo lasso di tempo, una settimana, lavora da tempo sul mobile, sulla moda, sui libri.

Anche il cinema potrebbe avere la sua settimana. Non dimentichiamoci – spiega – che in città c’è il 20 per cento del mercato audiovisivo italiano, e vi hanno sede 1.200 aziende del settore.
Milano ha anche una scuola di cinema. Bisogna pensarci. Abbiamo un pubblico naturale, basti pensare alle 100mila persone che ha PianoCity“.

Sui Navigli, invece, la novità è appunto l’idea di proporre un referendum cittadino ai milanesi. “Io ho la mia idea ma non voglio imporla”, dice il sindaco. Anche perché è chiaro che un progetto del genere rivoluzionerebbe la mobilità cittadina. “Ma del resto le abitudini cambiano, se a diciotto anni i miei non mi avessero comprato la macchina avrei fatto loro la guerra. I giovani di oggi invece preferiscono avere la tessera del car sharing”.

La Martesana entrava in città da nord, dalla conca dell’Incoronata in via San Marco passando per Porta Nuova, Porta Venezia, il naviglio dei Sciuri, Porta Vittoria, Porta Romana e Porta Ticinese, per finire alla curva della Pusterla dei Fabbri a Porta Genova e quindi giù per via Vallone e infine alla Darsena.

Diventato un posto putrido e maleodorante (forse anche volutamente), estremamente degradato il Comune di allora decise di coprire definitivamente questo luogo malsano così centrale e al suo posto creare più spazio per le solite automobili.

Poi le nuove generazioni hanno iniziato a rimpiangere quella triste decisione e dopo quasi ottant’anni dalla loro chiusura adesso li si rivuole riportare in luce.

Sicuramente oggi per buona parte del suo percorso il Naviglio non restituirebbe più il fascino di un tempo, ma sicuramente ridarebbe una dimensione più umana ad una circonvallazione cementosa e asettica.


Riaprire i Navigli: lo studio di fattibilità del Politecnico di Milano

Lo studio si concentra sulla rilevanza territoriale del sistema dei Navigli: dal nord-est della città, dove il Naviglio Martesana è ancora aperto, verso il centro di Milano, dove ritrova il tracciato della storica Cerchia sul versante orientale per arrivare alla rinnovata Darsena e ricongiungersi ai Navigli Pavese e Grande.
In concreto, si tratta di riattivare – riaprendo quelli interrati o realizzandoli ex-novo – quasi 8 chilometri di canali navigabili, che alla fine dovrebbero servire solo alla navigazione turistica e permetterebbero di mettere in collegamento i laghi di Como e Maggiore con il Po e il Mar Adriatico.

Le “vie d’acqua” navigabili in città sarebbero lunghe 12 chilometri: per superare i dislivelli servirebbero in tutto 10 conche, compresa la riattivazione delle due storiche dell’Incoronata – alla cui progettazione contribuì Leonardo da Vinci – e di Viarenna.

I benefici collettivi, come detto, sono stati calcolati in 800 milioni di euro, tra miglioramento della qualità urbana, aumento della profittabilità delle attività commerciali e dell’attrattività turistica e incremento dei redditi per effetto dell’investimento.

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“Ci sarà coerenza tra il piano e l’approfondimento e nello stesso comitato scientifico verranno coinvolti docenti del Politecnico “, dice Maran. Perché il disegno per far riaffiorare le antiche acque c’è. Come il tracciato: 7,7 chilometri che, attraverso dieci conche (di cui due storiche, due ricostruite sullo stesso sedime delle precedenti e sei nuove) e 43 ponti collegherebbero la Martesana alla Darsena.

Eccolo, il fiume blu che si sogna di far tornare a scorrere in superficie seguendo il percorso storico. Nei primi documenti è largo dai sei – in alcuni tratti come la strettoia tra corso Italia e via Santa Sofia – ai nove metri. Partenza, a Nord, all’altezza di Cassina dè Pomm. Arrivo, la Darsena e i Navigli Grande e Pavese. Un viaggio che si potrebbe percorrere anche in battello e che passerebbe dall’ombra dei grattacieli di Porta Nuova, San Marco, Fatebenefratelli, Visconti di Modrone, Molino delle Armi e De Amicis. Le auto non verrebbero cancellate totalmente perché il canale non occuperebbe tutto lo spazio, anche se il traffico sarebbe quello delle auto dei residenti, dei mezzi commerciali, dei bus. Costo ipotizzato: 400 milioni. Ma anche benefici ambientali, economici, turistici, avevano calcolato gli esperti, per 800 milioni.

Tutti numeri e disegni che ora dovranno essere affinati, calati nella realtà. E, poi, sottoposti a una consultazione popo- lare che, ricorda Lipparini, non sarebbe come quella che, “cinque anni fa ha coinvolto mezzo milione di persone che hanno votato per il 95 per cento sì all’ipotesi di riapertura”. Quello, spiega l’assessore, “era un referendum consultivo che dava il senso di una visione. Questa volta si voterà su un progetto esecutivo e finanziabile “. Un referendum, tra l’altro, che sarebbe “propositivo e vincolante” per l’amministrazione.

Nell’attesa, la giunta ha deciso di aprire un percorso preliminare. Quello per realizzare una connessione idraulica sotterranea. Sarà il primo, vero, passaggio. Di cosa stiamo parlando?

Oggi, l’acqua (pulita) della Martesana si mescola a quella (meno pulita) del Seveso e, insieme, procedono lungo i Bastioni verso Porta Romana e San Donato per poi buttarsi nel Lambro. Il progetto del “tubo” a cui ora si lavorerà servirà a separare Martesana e Seveso all’incrocio tra via Gioia e via Chiarissimi e a riportare il canale lungo il percorso storico della “fossa interna”. È lo stesso tracciato dei Navigli da riaprire, da San Marco in poi.