ANNO NERO PER LE NASCITE: Milano tocca il punto più basso nel 2016

ANNO NERO PER LE NASCITE

ANNO NERO PER LE NASCITE: secondo i dati dell’Anagrafe quest’anno a Milano le nascite sono state quasi 9.000 contro gli oltre 17.000 di dieci anni fa.

I dati dell’Anagrafe del Comune parlano chiaro: in dieci mesi sono venuti al mondo 8.829 bambini. Lo scorso anno, a fine dicembre erano stati 12.688, contro i 17.681 di dieci anni fa o anche soltanto i 13.682 del 2014.
Finora, era stato il 2015 a segnare il punto più basso del calo consistente sul fronte nascite, e il 2016, volendo essere ottimisti, rischia di chiudere con 10.000 nascite.”Ho l’impressione che quest’anno sarà peggiore anche dell’anno record che era stato il 2015. La variazione c’è e può essere pesante, ancora più evidente del resto d’Italia dove stiamo assistendo a un calo delle nascite del 6 per cento”, dice Gian Carlo Blangiardo, docente di Demografia dell’università Bicocca. Il motivo di questo calo delle nascite sarebbe da ricercare in cause economiche e sociali: “Abbiamo imboccato una china iniziata qualche anno fa, che si è accentuata. Purtroppo i problemi rimangono e sono ancora più evidenti: la crisi, le difficoltà economiche e di conciliazione tra lavoro e famiglia. In più è mancato il sostegno che fino a poco tempo fa arrivava dagli stranieri”.

Anche gli stranieri hanno cominciato a fare meno figli. L’ultimo anno che ha visto gli stranieri mantenere un livello stabile di nuovi nati è stato il 2013. Il motivo lo spiega Alessandra Kustermann, primaria della Mangiagalli: “I migranti tendono ad assumere lo stesso atteggiamento verso i figli che trovano nei Paesi in cui vivono. Con una complicazione in più, una solitudine maggiore dovuta alla lontananza delle loro famiglie”.

La velocità verso il basso è particolarmente evidente a Milano, la Kustermann: “Milano, nel bene e nel male, anticipa le tendenze del Paese. E qui due donne su tre lavorano“. Questo dato è emerso da una ricerca recente di Italia Lavoro: le milanesi tra i 20 e i 64 anni sono più attive (sette su dieci) e occupate (il 68 per cento) della media italiana e persino di quella dei Paesi europei più sviluppati.

Ma pagano un prezzo quasi proporzionale al loro successo. La stessa ricerca racconta come tra le giovani-adulte che svolgono professioni qualificate solo la metà ha figli. E un quarto delle over 30 è single. Spiega Kustermann: “Servono politiche che incentivino l’autonomia dei giovani. Il welfare, comunque importante, non può bastare da solo. Ho l’impressione che questo sia un fenomeno europeo, che ci sia qualcosa di più profondo che ha a che fare con le paure e l’insicurezza verso il futuro”.

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