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EFFETTO PALME: prima le polemiche, ora Boom di richieste per il giardino tropicale

Tante polemiche per le palme e i banani in Duomo, quando “la giungla urbana” di Milano ha fatto la fortuna dei vivaisti del Comasco, da dove arriva il giardino della discordia che sta crescendo ai piedi della Madonnina. Perché lo stile tropicale a Milano città è ormai un must.

E le aziende del settore fioriscono, anche grazie alla moda del momento.

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Dalle piante a foglia larga ai cactus, e poi canne di bambù, banani, strelitzie, filodendri, kenzie e piccole palme. Ma anche felci, rampicanti e persino liane ondeggianti in salotto. “L’anno scorso abbiamo avuto una richiesta altissima”.

Dai loft sui Navigli ai palazzi storici di Brera fino agli attici con terrazze.

“Lo stile jungle piace perché non è perfetto e non richiede troppa manutenzione”, spiega. “Le piante devono crescere in modo irregolare, così si crea un effetto di incolto e selvaggio. Spesso si mescola poi a cortecce di sughero, lamiere arrugginite, vasi di latta e altri materiali di riciclo”. E per i costi, si va da “qualche centinaia di euro per creare un piccolo angolo esotico – magari in bagno o in cucina – fino a installazioni di 5.000 euro o più per terrazzi e openspace”.

C’è chi storce il naso e chi pensa che prima o poi ci farà l’occhio, anche se a guardarle ricordano Miami.

Ma c’è qualcosa che rende le palme in piazza Duomo uguali a gran parte del verde che popola Milano. Come le rose albicocca della nuova piazza della Scala, ad esempio, o i rigogliosi giardini di piazza della Repubblica. Sono tutti targati Como. È qui, infatti, negli antichi vivai del capoluogo lariano, che crescono arbusti, conifere e piante erbacee pronti per essere trapiantati nelle aiuole e sui terrazzi di Milano. O a riempire gli showroom delle più grandi case di moda come le passerelle e i balconi fiorati di via della Spiga. Crescono a Como – per via delle condizioni climatiche e di terreno più favorevoli – e poi , caricati su camion o furgoni areati, arrivano in città. “Ogni giorno abbiamo almeno due o tre consegne a Milano”, dice Alice Cappellini, titolare dell’omonima azienda di Carugo, giunta alla quinta generazione.