Gualtiero Marchesi: apre una casa di riposo per cuochi e una scuola di cucina per ragazzi

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Gualtiero Marchesi
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Gualtiero Marchesi: il sogno dello chef si realizza, “non è per ristoratori e nemmeno dilettanti, solo per persone che hanno dato la vita alla cucina”.

Sarà a Varese la prima casa di riposo per cuochi che nascerà dall’iniziativa congiunta di Fondazione Gualtiero Marchesi e Fondazione Molina.

Lo chef ha firmato questa mattina la lettera d’intesa assieme a Carmine Pallino, commissario della Molina. Si tratta di un sogno che si realizza per Gualtiero Marchesi che spiega: “Nella mia immaginazione questa cosa nasce da un esempio. Quello di mia suocera, soprano di valore, e di una zia di mia moglie. Entrambe musiciste, hanno vissuto i loro ultimi anni alla Casa di Riposo Giuseppe Verdi di Milano, riservata a ex-musicisti. E io vorrei fare una cosa analoga per gli ex-cuochi”.

L’arte ha sempre avuto una grande importanza nella vita del Maestro della cucina italiana: suonava il pianoforte, e così ha conosciuto l’amata moglie Antonietta Cassisa, pianista, scomparsa il mese scorso; e sia le figlie che i nipoti suonano tutti a livello professionistico. Lui, poi, ha introdotto per primo le sculture di artisti famosi come unica decorazione dei tavoli del suo ristorante.

I tempi dovrebbero essere relativamente brevi “La Fondazione Molina è privata, ha i fondi necessari ed è contenta di investirli per un progetto come questo”, spiega Enrico Dandolo, genero di Marchesi e vicepresidente della Fondazione. “Perciò i tempi si accorciano di molto e si potrà cominciare entro fine anno”. I lavori durerebbero alcuni mesi e si potrebbe avviare l’attività nell’autunno del 2018.

La Fondazione non ha scopo di lucro, quindi ci potrà essere una politica di grande accoglienza nei confronti di cuochi anziani che magari non hanno grandi mezzi ma che verranno ugualmente ospitati. “L’importante – sottolinea Marchesi – è che abbiano veramente fatto sempre i cuochi. Non i ristoratori. E nemmeno i dilettanti. Indipendentemente dal livello dei locali in cui lavoravano: cuochi veri, che hanno dato la vita a questo mestiere”.

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