MILANO

MILANO: salta l’accordo politico raggiunto tra la stessa Giunta lombarda e la Giunta milanese, riforma ora rinviata a data da destinarsi.

La riforma delle tariffe del trasporto pubblico che sarebbe dovuta entrare in vigore tra tre mesi, a marzo del 2019, è ora rinviata a data da destinarsi. Questo il risultato di quanto avvenuto ieri in Consiglio regionale. La Regione ha infatti deciso di non decidere, facendo così saltare l’accordo politico raggiunto tra la stessa Giunta lombarda e la Giunta milanese. Ora Marco Granelli, assessore comunale alla Mobilità, dice di essere pronto «ad occupare la Regione» se questa non dovesse presto dare segnali diversi. Al Pirellone il centrodestra, invece, esulta.

La riforma che sta dividendo Regione e Comune prevede l’aumento del biglietto singolo urbano da 1,50 a 2 euro, l’aumento degli altri titoli urbani legati al tagliando singolo (carnet e settimanali) e l’aumento dell’abbonamento mensile a fronte dell’invarianza degli abbonamenti annuali, per i quali si prevede anche la possibilità di rateizzare il pagamento, e degli abbonamenti riservati a giovani ed anziani. A cambiare è soprattutto il modo in cui si calcolano le tariffe: le città e le province di Milano, Lodi e Pavia sono infatti state suddivise in cerchi concentrici superati i quali scatta il cambio di tariffa. Un’integrazione tariffaria per effetto della quale col biglietto da 2 euro si potrà viaggiare anche nei Comuni della prima cintura dell’hinterland e a Cinisello Balsamo, perché inseriti nello stesso cerchio. In provincia, quindi, le tariffe calano. Terzo punto della riforma, strettamente legato a quello appena esposto, è il biglietto unico, ovvero la possibilità di viaggiare con un unico titolo di viaggio tra treno e bus, tra Milano e provincia. Tutto questo sarebbe dovuto partire da marzo.

Ieri Davide Caparini, assessore regionale al Bilancio, ha sottoposto al Consiglio un emendamento della Giunta alla manovra finanziaria con il quale si dava la possibilità «alle Agenzie del trasporto pubblico locale», in accordo con i Comuni, di derogare ad una legge emanata dalla stessa Regione e provvedere quindi al ricalcolo delle tariffe di bus e metropolitane senza dover armonizzare tali tariffe a quelle dei treni regionali, a quelle di Trenord, come invece prescritto dalla stessa legge. Detto altrimenti: in via sperimentale e per i prossimi tre anni l’integrazione tariffaria sarebbe diventata realtà su tutte le reti, esclusa quella di Trenord perché sul fronte Trenord non ci sono attualmente le condizioni politiche e tecniche per un cambio delle tariffe e per il biglietto unico. Questo era l’accordo raggiunto tra l’esecutivo guidato dal sindaco Giuseppe Sala e quello guidato dal governatore Attilio Fontana. All’emendamento hanno lavorato i due assessori alla Mobilità, Granelli e Claudia Terzi per la Regione.

In Consiglio l’emendamento è stato però ritirato su richiesta del capogruppo di Forza Italia, Gianluca Comazzi, supportato dal Movimento 5 Stelle. Il provvedimento dovrà quindi passare da un esame in commissione. Nel frattempo la Giunta regionale, su richiesta del consigliere Manfredi Palmeri (Energie per l’Italia), ha assicurato che non emanerà alcuna delibera in merito. Ecco perché i tempi per le nuove tariffe del trasporto pubblico adesso si fanno incerti. Granelli è su tutte le furie: «La Regione ha emanato una legge che fissa la scadenza di giugno 2019 per indire la gara sul trasporto pubblico locale. E la stessa Regione ci impedisce di rispettare questa scadenza perché non si può lanciare alcuna gara senza aver varato il nuovo sistema tariffario e il capitolato. Oltre a legare le mani al Comune – prosegue l’assessore – la Regione toglierà soldi ai mezzi pubblici di Milano e provincia in ossequio alle penalizzazioni previste per chi non rispetta la scadenza di giugno. E questo ci costringerà a ridurre il servizio penalizzando i milanesi ma anche chi abita nell’hinterland perché per loro il nuovo sistema tariffario prevedeva una diminuzione delle tariffe. Assurdo. O si cambia strada oppure occuperò la Regione». Parole sottoscritte da Pietro Bussolati, consigliere regionale del Pd: «Forza Italia e i Cinque Stelle vogliono che Atm diventi come Trenord e come l’Atac».

Di segno opposto Comazzi: «La Giunta Sala si vergogna a tal punto delle suescelte impopolari che ha tentato di coinvolgere persino la Regione nella sua proposta di aumentare il costo del biglietto e degli abbonamenti Atm. Purtroppo per loro le forze di maggioranza non sono cadute nel tranello». Quindi ecco Simone Verni, consigliere regionale dei Cinque Stelle: «Abbiamo salvato chi usa il trasporto pubblico dall’ennesimo salasso. Il blitz targato Pd e Lega (leggi: Claudia Terzi ndr) avrebbe consentito un aumento tariffario del 30% come regalo di Natale per i viaggiatori. Un emendamento osceno».

 

Fonte: Il Giorno Milano.