NEGOZI
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NEGOZI: è riemersa a Palazzo Marino la questione legata alle porte dei negozi sempre aperte, un’ idea per combattere l’inquinamento atmosferico.

Le porte dei negozi, soprattutto nei periodi di saldi, vengono tenute costantemente “spalancate”, d’estate e d’inverno, con conseguente necessità di “pompare” maggiormente sul riscaldamento o sul raffrescamento dei locali e, di conseguenza, inquinare di più.

La questione è emersa anche mercoledì a Palazzo Marino, durante la commissione speciale sul cambiamento climatico (la prima di quattro), alla presenza dell’assessore all’urbanistica Pierfrancesco Maran che, tra l’altro, anni fa fu il primo politico meneghino a fare dichiarazioni sull’argomento.

A sollevare la questione Cristina Simonini, esponente dei Verdi, presente tra il pubblico, e poi anche Patrizia Bedori, consigliera comunale dei 5 Stelle, che ha annunciato la presentazione di una mozione in aula per fare cessare questa pratica.

«Non si tratta di una mozione da presentare», le ha risposto Carlo Monguzzi, presidente della commissione ambiente, «ma di una mozione già approvata», per l’esattezza nel mese di giugno del 2017. I politici milanesi sono favorevoli a far tenere chiuse le porte ai negozi. Si tratta, come tutti si accorgono, di una mozione totalmente disattesa, per cui da Bedori (e Simonini) è arrivato l’invito al Comune di Milano a effettuare controlli per applicarla.

La polemica sulle porte aperte è, come si diceva, antica. E conta anche vari “blitz” di Legambiente che ha calcolato (con speciali termocamere) forti dispersioni termiche nelle parti basse degli edifici con negozi con porte aperte. Durante una di queste ispezioni, a dicembre del 2016, quindi in pieno inverno, diversi negozi avevano temperature ben oltre i 20 gradi, con punte di 27.

I commercianti hanno sempre replicato che, se tenessero chiuse le porte, gran parte dei clienti non entrerebbe. Un motivo squisitamente economico, quindi. Ma anche che le porte (aperte) sono dotate di speciali “lame d’aria” che impedirebbero all’aria calda (in inverno e a quella fredda (in estate) di diffondersi all’esterno, riducendo anche dell’80% la dispersione del calore o del fresco. Tuttavia per le associazioni ambientaliste le lame d’aria consumerebero più energia, anche il 25% in più.