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Sono in tutto 5.469 i positivi al coronavirus in Lombardia, ovvero “1.280 più di domenica”. Lo ha detto l’assessore al Welfare della Lombardia, Giulio Gallera, sottolineando che i ricoverati non in terapia intensiva sono 2.802 (585 più di domenica), 440 in terapia intensiva (+41), mentre i dimessi sono stati 646 ed è salito a 333 il numero dei decessi.


Giulio Gallera

La prima notizie è quella dei posti letto in terapia intensiva. In Lombardia abbiamo 900 posti, di cui 176 in presidi monospecialistici, 724 collocati nei vari presidi ospedalieri pubblici e privati per le altre patologie.

Sin dai primi giorni il nostro obiettivo era quelli di incrementare le 724 di 100-150 unità per meglio gestire i pazienti affetti da coronavirus. In 15 giorni abbiamo creato 223 posti letto di terapia intensiva e contiamo di aprirne altri 150 nel giro di sette giorni.

Posti letto che si aprono perché si è bloccata l’attività delle sale operatorie e abbiamo riconvertito alcuni reparti. Stiamo aumentando anche i posti di terapia subintensiva, per chi ha bisogno di respirazione assistita, ma non di essere intubati.

I C-Pap erano 200 in Regione Lombardia, ora sono 1600 e ne abbiamo ordinati altri 500 che arriveranno nei prossimi giorni insieme ai flussimetri, per trasformare l’ossigeno e renderlo adatto alla respirazione.

Abbiamo letto dello scoramento di alcuni medici, ma vi voglio rassicurare sul fatto che il sistema sta reggendo.

Stiamo costruendo una rete con il sistema sociosanitario per gestire i pazienti dimessi, sfebbrati e in via di guarigione.

La nostra sfida è quella di avere più posti di quelli necessari per gestire l’epidemia.


I NUMERI in LOMBARDIA

I numeri: totali dei casi positivi 5469, 1280 più di ieri. I pazienti ricoverati sono 2802, +585, in terapia intensiva 440, 41 persone in più. Dimessi: 646. Decessi 333, +76 rispetto a ieri.

Bergamo: 1245 (+248); Brescia: 739 (+238), una delle aree di maggior preoccupazione. Lodi, crescita sempre più contenuta. Milano: 506.

Da ieri sono entrate in vigore le misure più restrittive. C’è un forte invito, un obbligo, a evitare di uscire e spostarsi all’interno della regione se non per ragioni attinenti all’attività lavorative, attività non differibili o emergenze.

Il messaggio forte è quello di rimanere al proprio domicilio: il coronavirus non si sconfigge con i farmaci perché non ci sono farmaci e non c’è un vaccino. L’unico modo per ridurre l’epidemia è evitare di contagiare ed essere contagiati, quindi bisogna ridurre la vita sociale. I giovani possono essere immuni a questa patologia, ma la possono veicolare.

Lodi in questi giorni c’è una netta riduzione delle persone che si ammalano. Ancor più evidente il crollo dei positivi nella zona rossa: vuol dire che dove le persone rimangono a casa la diffusione si riduce e si può addirittura bloccare.


Gallera: “L’unica arma a disposizione è ridurre i contatti sociali”

“Dobbiamo ridurre i contatti sociali: questa è l’unica arma per combattere il coronavirus. Non abbiamo medicinali specifici né un vaccino: la nostra arma è quella di rimanere a casa o avere un distanziamento dalle altre persone tale che riusciamo a frenare questo contagio”. Lo ha detto l’assessore al Welfare della Regione Lombardia, Giulio Gallera.