coronavirus milano

Dopo Bergamo e Brescia, la frontiera del focolaio di Covid-19 avanza verso Milano. Qui il contagio cresce inesorabile e costante con 1983 contagiati.

«Stiamo facendo di tutto perché il virus non conquisti la città», afferma il professor Massimo Galli, direttore del reparto di malattie infettive al Sacco. Le disposizioni di distanziamento sociale si intensificano, dopo scuole, uffici e negozi chiudono i parchi. «Ricordiamoci che i casi diagnosticati riguardano persone sintomatiche, che sono solo una parte del reale», avverte Galli.

VICINI AL PUNTO DI NON RITORNO

E già così la Lombardia è allo stremo delle forze, con 11.685 positivi (1865 in più in un giorno), 4.898 pazienti ricoverati di cui 732 in terapia intensiva. E i morti sono quasi mille. Per capire la portata del dramma basti pensare che sull’Eco di Bergamo ieri c’erano udici pagine di necrologi, che il Comune di Milano ha messo a disposizione cento posti all’obitorio e ha cambiato il regolamento riducendo da trenta a cinque i giorni per decidere dove seppellire i defunti.

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Un’emergenza che ha spinto il governatore Attilio Fontana a una scelta drastica: reclutare Guido Bertolaso come «consulente» per reperire «sul mercato internazionale monitor e respiratori» destinati a un nuovo ospedale alla Fiera.

Perché i presidi di tutta la regione, avverte l’assessore al Welfare Giulio Gallera, «sono vicini al punto di non ritorno. Abbiamo pochissimi posti liberi nelle terapie intensive, ormai siamo nell’ordine di quindici, venti a disposizione. Se ogni giorno arrivano 85 persone in terapia intensiva e ne escono due o tre, è evidente che tutto questo non è sufficiente». Non ci sono ambulanze abbastanza per smistare i pazienti tra i vari ospedali e soprattutto mancano i medici, tanto che la regione ha lanciato una campagna di assunzioni internazionali. «Avremo personale dal Venezuela, dalla Cina, da Cuba, a cui daremo ovviamente anche una casa.Chiediamo solo che siano iscritti all’albo nel Paese di provenienza».

L’unico dato positivo rispetto a un quadro sempre più preoccupante arriva a livello nazionale: a quasi un mese dall’inizio dell’emergenza il numero dei guariti dal coronavirus fa registrare l’incremento più alto, 527 persone in un solo giorno, il 36,7% in più rispetto a venerdì scorso.

Fontana: “Vicini a non avere più posti letto in terapia intensiva”

“I numeri continuano a crescere: siamo vicini al momento in cui non avremo letti di rianimazione”: lo ha detto il presidente della Lombardia Attilio Fontana spiegando che il problema principale è recuperare respiratori.

Sono infatti l’elemento essenziale per la costruzione di un ospedale da 500 posti nei padiglioni della Fiera di Milano. Nel frattempo, ha aggiunto, si cerca di recuperare altri letti negli ospedali. “E spero che riescano ancora per qualche giorno a compiere questi miracoli”, ha detto.

Se arrivano i mezzi e i medici, per la Regione Lombardia e la Fondazione Fiera in sette giorni “siamo pronti”


Anestesista di Bergamo: “Reggeremo pochissimo”

“Se il trend dell’epidemia continuerà con questo ritmo, Bergamo reggerà ancora per pochissimo: gli ospedali sono saturi ed anche i posti in Regione Lombardia si stanno esaurendo”.

E’ la testimonianza di Ivano Riva, anestesista e rianimatore all’Ospedale Giovanni XXIII di Bergamo e vice presidente dell’Associazione degli anestesisti rianimatori ospedalieri italiani Aaroi-Emac Lombardia. “Ormai intubiamo in terapia intensiva anche più di 7 persone al giorno e lavoriamo senza sosta, con in media un turno di riposo ogni 14 giorni”, aggiunge.