sala milano non si ferma
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Intervistato da Fabio Fazio durante la puntata di domenica sera di Che tempo che fa, il sindaco di Milano Giuseppe Sala ha risposto a una domanda sulla sua iniziale sottovalutazione della pericolosità del coronavirus (SARS-CoV-2) in Italia.

Negli ultimi giorni di febbraio, quando i contagi confermati in Italia erano ancora pochissimi, Nicola Zingaretti partecipava ad aperitivi contro la paura e  anche Matteo Salvini invitava ad «aprire» e «spalancare» tutto, Sala aveva promosso la campagna “Milano non si ferma”, che invitava i milanesi a non avere eccessiva paura del virus.

Tra le altre cose, Sala aveva rilanciato con i suoi account social un video che raccontava la forza di spirito dei milanesi anche in tempi difficili. Nei giorni successivi Sala era apparso su Instagram con una maglietta con su scritto “Milano non si ferma”.

Il video “Milano non si ferma” era stato promosso dall’Unione dei Brand della Ristorazione Italiana, un’associazione temporanea formata da decine di locali e catene di ristorazione di Milano.

Lo stesso video veniva rilanciato da Matteo Salvini («bellissime immagini da far girare, anche di questo ho parlato con il presidente della Repubblica portando la voce delle imprese, dei produttori, degli artigiani, dei commercianti. Riapriamo tutto quello che c’è da riaprire: l’Italia è un Paese che soffre ma che vuole ripartire, adesso»).

Pochi giorni dopo la diffusione del virus aveva costretto le autorità ad approvare le prime restrizioni alle libertà individuali e alle attività commerciali, per provare a contenere l’epidemia. E le restrizioni avevano poi dovuto essere rafforzate, perché in larga parte non rispettate.

La campagna “Milano non si ferma” era quindi stata accusata di aver creato un clima di eccessiva sottovalutazione e rilassatezza, quando invece sarebbe stato più opportuno già dall’inizio un richiamo a maggiori precauzioni.

Sala ha detto a Fazio:

Molti hanno fatto riferimento a quel video che girava in rete e a quell’hashtag “Milano non si ferma”. Era il 27 di febbraio era un video che impazzava in rete; tutti lo rilanciavano, l’ho rilanciato anche io. Giusto o sbagliato, probabilmente sbagliato. È chiaro come abbiamo sentito da Burioni, da Zangrillo, nessuno aveva capito ancora la virulenza del virus, e d’altro canto in quel momento quello era lo spirito.

Sala ha anche ricordato che l’invito a “non fermarsi” era arrivato da diversi partiti politici e che anche il leader della Lega Matteo Salvini in qui giorni si opponeva alle chiusure di uffici e negozi.