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CORONAVIRUS: Turismo solo locale, più auto private, uffici con turni scaglionati: le ricette degli esperti sul dopo lockdown

La Milano che risorgerà dall’emergenza coronavirus dovrà cambiare ritmo e orari. Dovrà parlare necessariamente più italiano, continuare a lavorare o fare shopping (anche) senza muoversi da casa. E dovrà cercare di muoversi magari un po’ meno, ma sicuramente meglio per evitare che la paura di ritrovarsi stretti in un vagone della metropolitana porti le auto a incolonnarsi in strada. Per gli esperti, però, la ripartenza potrà essere anche un’occasione per “reinventarsi”, curando anche i mali antichi di questa città. Con un minimo comune denominatore: la sicurezza. Ecco la (prima) agenda milanese per la Fase 2.

Il turismo
La Milano da dieci milioni di visitatori, che dopo Expo era stata (ri) scoperta nel mondo e ospitava il mondo per questo 2020 non ci sarà più. Ma Palazzo Marino sta già cercando di ripensare la strategia per ripartire. Puntando per i prossimi mesi non più sulla promozione internazionale, ma sul turismo “locale” o di “prossimità”, come lo chiama l’assessora Roberta Guaineri: “Ci concentreremo sul livello regionale o nazionale”. L’obiettivo immediato è luglio: “Dobbiamo far sì che già questo mese sia attrattivo. Vogliamo anche contattare le altre città lombarde come Bergamo, Brescia, Cremona, Mantova, per capire se si riescono a mettere in campo sinergie e progettare attività di attrattività reciproca”. Ma Milano, è convinta anche Madga Antonioli, direttrice del master in Economia del turismo dell’università Bocconi, “ha tutte le carte in regola per essere ancora attrattiva e ha quei valori che saranno fondamentali per un nuovo turismo che darà importanza ad autenticità, sicurezza, ambiente, fiducia, l’aspetto sociale”.
La mobilità
Nella fase iniziale della ripartenza, Matteo Colleoni si aspetta “un aumento della mobilità privata perché tanti, per paura di prendere i mezzi pubblici, useranno le auto per andare al lavoro”. Con un altrettanto inevitabile “contraccolpo negativo sull’ambiente”. Ed è anche per questo che, dice il sociologo dell’Ambiente e del Territorio della Bicocca, “dovremo usare quello che ci ha insegnato il dramma coronavirus. Molte riunioni potranno continuare a essere fatte a distanza evitando spostamenti inutili. Ma, anche per decongestionare i mezzi, bisognerà lavorare sui tempi della città. Ancora oggi rimangono gli orari di punta tra le 7 e le 9 e le 17 e le 19 rimangono. Dovremo cercare di desincronizzare il più possibile le attività”. Un esempio lo ha fatto il sindaco Beppe Sala che ha proposto in chiave antismog di spalmare le aperture delle scuole: “Ma dovremo lavorare anche sui servizi, gli uffici, le stesse università potrebbero puntare più sul sabato”. Infine, una delle richieste che Legambiente Lombardia fa ai Comuni e che Colleoni condivide: “L’uso della bicicletta potrà essere importante”.
Il lavoro
Per Luca Solari, docente di Organizzazioni aziendali della Statale, lo smart working continuerà ad avere un ruolo fondamentale anche nella Fase 2. Insieme, magari, a “un’organizzazione su più turni”. All’orizzonte, il professore vede due Milano. “Una più estesa e virtuale, perché abbiamo imparato che una serie di attività come meeting, presentazioni, incontri commerciali si possono fare benissimo collegati a distanza”. E un’altra Milano “più contenuta nei numeri e fisica, maggiormente legata ai momenti di socialità”. Un processo che, potenzialmente, potrebbe invertire “il flusso di quanti volevano tornare a vivere a Milano”. Anche Michele Faioli, docente di Diritto del lavoro della Cattolica e consigliere esperto del Cnel, vede una nuova normalità “che per il terziario, i servizi e le professioni” continuerà a essere caratterizzata “dallo smart working”. Ma “chi tornerà nei luoghi fisici, potrà farlo nella misura in cui il datore avrà potenziato le misure di sicurezza per limitare i rischi di contagi ed evitare contenziosi”.
Il commercio
“In questo momento ha retto chi ha saputo innovare, potenziando le consegne con le piattaforme di delivery, i siti di e- commerce, prendendo ordini su WhatsApp, sui social”, dice Sandro Castaldo, professore del dipartimento di Marketing della Bocconi. Servizi chiave anche per la Fase 2, con il commercio che dovrà organizzarsi “su tutti i diversi canali”. Impossibile replicare le immagini di corso Buenos Aires affollato dal popolo dello shopping o delle code per i saldi. “Anche i negozi in parte dovranno ripensare gli spazi per attrezzarsi con le spedizioni, diventando una sorta di ambulatori in cui la sicurezza sarà fondamentale”. La sfida più complessa riguarderà i ristoranti: “Il take away dovrà diventare un’esperienza, un racconto. Anche le sale cambieranno, con tavoli distanziati, magari più turni, app per ordinare a distanza”.