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LE IDEE PER LA RIPARTENZA INVIATE DAI CITTADINI MILANESI

La costruzione della Milano post coronavirus viene suggerita dai suoi abitanti, dovrebbero esserci vie dedicate alle biciclette, autobus a due piani come a Londra e i bambini potrebbero viaggiare su vagoni del metrò a loro dedicati o imparare in asili di condominio dove sarebbero le educatrici ad andare a domicilio nei cortili degli stabili più grandi. Una Milano che, almeno sfogliando l’album delle 1.800 idee arrivate sinora da quanti — e sono stati oltre mille — hanno risposto alla sfida lanciata loro dal Comune, avrebbe musei aperti anche la notte, distributori pubblici di mascherine ai bordi delle strade, orari differenziati per i parchi, piazze trasformate in drive-in per poter finalmente tornare al cinema o musica diffusa per fare meditazione. Ma soprattutto, dice l’assessore alla Partecipazione Lorenzo Lipparini, quella che emerge dai suggerimenti e dalle osservazioni inviate all’amministrazione è una “città pronta al cambiamento che, anche partendo da una situazione drammatica, ha voglia di immaginare un futuro diverso”.

Alcune trasformazioni della città sono già in corso . Come la pista ciclabile che sta nascendo solo con la segnaletica lungo corso Venezia. E come la delibera per dare la possibilità ai tavolini di bar e di ristoranti di spuntare all’aperto — “uno degli elementi portanti della strategia”, la definisce l’assessore all’Urbanistica Pierfrancesco Maran — che giovedì sbarcherà in Consiglio comunale. Ma Palazzo Marino vuole costruirla anche con il contributo e “l’inventiva” dei suoi abitanti, la città che risorgerà dall’emergenza e dovrà convivere con il virus. Una chiamata di un mese, in questo momento: tanto durerà la richiesta di spedire osservazioni al piano. Ma che, spiega Lipparini, da giugno, “quando avremo la piattaforma per la partecipazione, diventerà strutturale e dinamica”. In dieci giorni di “sondaggio”, il Comune ha ricevuto, appunto, oltre 1.800 suggerimenti da un migliaio tra cittadini, professionisti, associazioni che hanno inviato progetti con tanto di allegati. E questi sono alcuni degli spunti — anche irrealizzabili — e le voci venute dal basso.

La maggior parte delle idee, ben 679  riguarda i tempi, gli spazi e i servizi. Anche se è la mobilità ad aver scatenato davvero il dibattito e ad aver polarizzato la discussione. Da una parte, c’è la città che spinge per muoversi in modo dolce e sostenibile, che propone di dedicare alcune strade solo a chi pedala o, come si legge in una scheda, di “creare sul modello della stazione Centrale di Amsterdam un silos per le biciclette a Rogoredo”. Dall’altra, chi teme di veder sottratto troppo spazio alle auto e di non saper più dove parcheggiare. Tanti invocano in modo trasversale la tecnologia: per dirigere le code, prenotare l’ingresso al parco o, addirittura, il viaggio in metrò. Un altro fronte caldo riguarda il lavoro, con 332 idee. “Per necessità visto che le scuole sono ancora chiuse o per aumentare la qualità della vita, moltissimi ci chiedono di continuare con il lavoro agile”, dice Lipparini. Tra chi vorrebbe Internet gratis per lo smart working e chi arriva persino a proporre di trasformare i padiglioni della Fiera in un gigantesco co-working.

Invece i bambini più piccoli come torneranno a giocare e a studiare? I suggerimenti vanno dall’asilo di condominio alla possibilità di abbattere i muri delle aule per farle diventare open space, fino alle scuole da riorganizzare con i turni. Qui si ritorna alla Milano che deve cambiare ritmo, per dirla con l’assessora Cristina Tajani. Una sfida che i milanesi sembrano pronti a cogliere. Almeno a leggere le proposte di chi vorrebbe far ripartire le attività per fasce orarie, dai musei da aprire di notte, ai parchi usati “dalle 6 alle 9,30 e dalle 19 alle 20” dai proprietari dei cani e per il resto della giornata da famiglie e sportivi.