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La Ciclabile che divide la città

“Un ingorgo pazzesco di auto, bici e pedoni”. Così i commercianti della zona di Porta Venezia e in particolare del primo tratto di corso Buenos Aires, grande arteria dello shopping milanese, commentano la mobilità della zona nella fase 2, con la nuova pista ciclabile realizzata dal Comune che arriverà fino a Sesto San Giovanni e con il traffico che è aumentato perché molti più persone decidono di spostarsi in auto dopo l’emergenza Covid.
La pista ciclabile scontenta molti negozianti perché, secondo loro, da quando è stata realizzata sono aumentati gli ingorghi.
“È un orrore, non ho parole. Se vogliamo contenere l’inquinamento, questa era l’ultima cosa da fare – ha detto la dottoressa Licia Traversio, titolare della farmacia che si trova all’inizio di corso Buenos Aires -. Qui si formano ingorghi ed è pericoloso, io e i miei clienti respiriamo solo aria tossica”.

Confcommercio boccia senza appello la nuova pista ciclabile da piazza San Babila a viale Monza pensata dal Comune per la fase 2 dell’emergenza coronavirus. L’idea di Palazzo Marino di ridurre la dimensione delle carreggiate di marcia per le auto e inserire tra i marciapiedi e le aree di sosta i percorsi per le bici proprio non piace ai rappresentanti dei commercianti, preoccupati che il traffico possa aumentare e gli affari dei negozi diminuire con arterie in cui parcheggiare diventerà più difficile. Certo, l’obiettivo del Comune è quello di incentivare l’uso delle due ruote perché la capienza dei mezzi pubblici nella Fase 2 sarà limitata per garantire il distanziamento anti-contagio. Ma i commercianti guardano alla crisi economica dopo due mesi di lockdown e non fanno sconti all’amministrazione.

Vista dal taxi. Il 18 maggio «ha rappresentato senza dubbio un ulteriore nuovo inizio per la città e i suoi lavoratori», ha commentato Emilio Boccalini, presidente di Taxiblu, il più grande consorzio di auto pubbliche di Milano. “Si può già constatare come in alcune zone sia tornato il traffico e, anzi, in altre si è riuscito persino ad acuirlo o crearlo rispetto alla Fase 1. Esempio è “lo snodo” tra piazza all’inizio di Buenos Aires, dove il tracciato ciclabile ricavato con una striscia di vernice a terra, oltre che a restringere la carreggiata, proseguirà sino a Loreto in maniera piuttosto pericolosa e rischiosa per tutti, creando incagli che poi si ripercuoeranno lungo tutti gli assi commerciali dell’area. Chi di dovere spero stia prendendo appunti ed eviti di replicare questi disastri lungo altre strade di Milano”.

La finestra sulla pista. Critiche piovono dal presidente di Automobile Club Milano, Geronimo La Russa. Dalle sue finestre, lo storico palazzo del club di corso Venezia, la segnaletica orizzontale pare disegnare una pista di atletica leggera. Le incomprensibili e profonde trasformazioni, almeno dal punto di vista del reale bisogno di mobilità di una metropoli messa tanto in ginocchio dalla pandemia, hanno cancellato una carreggiata su due, piazzato i parcheggi (anche per disabili) al centro della strada e cancellato di conseguenza qualsiasi possibilità di sostare, anche a pagamento, o di effettuare una fermata: “Nel primo vero giorno di riapertura il piano mobilità del Comune ha dimostrato tutta la sua fragilità. Noi siamo sempre disponibili con i nostri esperti a dare una mano per migliorare la situazione. Purtroppo qualcuno al Comune lo aveva detto, ma non è stato ascoltato”.

Preferenziali “riaccese”. Chi non usa mezze misure nel bocciare il nuovo assetto di Porta Venezia, è l’ex vice sindaco di Milano, Riccardo De Corato (FdI): “Il Comune sta facendo tracciare altre righe su tutti i maggiori assi stradali: verrà a crearsi una situazione paradossale, nella quale i ciclisti rischiano la vita e gli automobilisti di investirli, con tutto quello che ne consegue… . Ma la politica dissennata della giunta avanza nonostante le critiche piovute da ogni parte. Intanto la mia petizione online contro queste modifiche chiamate piste ciclabili continua a raccogliere adesioni: a oggi abbiamo superato quota 1.000, segno che la gente è stufa di decisioni piovute dall’alto». E che aggravano i problemi della viabilità cittadina.

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Per il Comune di Milano, invece, gli ingorghi di piazza Oberdan sarebbero stati causati dai restringimenti del cantiere, ancora aperto, quindi sarebbero disagi temporanei. Del resto, lo stesso assessore alla Mobilità del Comune, Marco Granelli, lo aveva detto in tempi non sospetti: “Ci aspettiamo – aveva dichiarato prima della fine del lockdown – che a partire da lunedì 18 vi sia un nuovo incremento di traffico. Per noi è importante dare sempre la priorità al trasporto pubblico”. Mentre i milanesi, per tanti ed eventi motivi, preferiscono ricorrere ai mezzi personali, la dichiarazione è bastata per riaccendere le telecamere che fanno multe in automatico sulle corsie preferenziali.

Molto duro anche Gabriel Meghnagi, presidente della rete associativa delle vie di Confcommercio Milano e di Ascobaires, che definisce “lunare” la pista ciclabile in corso Buenos Aires: “Saranno tolti quasi tre metri di strada e il traffico finirà su una sola corsia per ogni senso di marcia. Quanti andranno a fare lo shopping in bici e come trasporteranno i sacchetti di grandi dimensioni? I parcheggi esistenti saranno spostati verso il centro della carreggiata. Quindi un automobilista che parcheggia per fare manovra e scendere dall’auto dovrà bloccare l’unica corsia di scorrimento”.