ristorante capra e cavoli milano
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“Quello che si chiama distanziamento sociale, noi lo chiamiamo intimità.
Riapriamo le porte il 9 giugno e da oggi potete cominciare a prenotare la vostra casetta.
Abbiamo lavorato sodo per pensare a come farvi tornare a sorridere intorno ai nostri tavoli. Poi abbiamo realizzato che volevamo costruirvi una casa che vi facesse sentire accolti, abbracciati, felici. Allora, come succede nelle favole, i tavoli si sono trasformati in piccole casette affacciate timidamente su una piazzetta centrale, proprio come in quei deliziosi borghi che sembrano vivere una vita di tramonti. Ogni spazio ha una sua personalità, una storia da raccontare.
Rivedersi sarà magico.”

Già dal messaggio di riapertura diffuso sui social si era capito che la nuova ambientazione sarebbe stata magica.

Infatti il ristorante Capra e Cavoli, in zona Isola ha rispettato ampiamente le attese !

Ci si può accomodare in una delle 14 casette da 2, 4 o 6 posti a sedere (firmate con Pietro Algranti) che incorniciano il grande salone, un trionfo di legno, porte e finestre usate per marcare la funzione protettiva .

Lo spazio pre-covid era di 70 coperti ma per rispettare le normative attuali sono diventati 35 . Così si completa l’idea di una comunità abitativa.

Ovviamente anche la cucina e il cibo non sono da meno, Capra e Cavoli è un ristorante per tutti i gusti, specializzato in cucina Vegana e Vegetariana e pesce.
I piatti sono preparati sotto gli occhi dei clienti nella cucina a vista. 
capra e cavoli ristorante milano casette
Credit Photo : www.lorenzobiagiarelli.com

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SI RIPARTE DALLA SICUREZZA

Ecco il racconto dell’intervista rilasciata alla Repubblica dalla proprietaria del ristorante di via Pastrengo 18 Barbara Ferrario .
“Ho sfruttato le regole del protocollo anti Covid, a cominciare da quella del distanziamento sociale, per farle diventare un’opportunità – spiega la titolare e chef, Barbara Clementina Ferrario – Ho lavorato con il bravissimo Pietro Algranti, che ha un laboratorio di arredi realizzati con materiali di recupero, e ora ognuno dei 14 tavoli del locale è una casetta con la sua precisa identità. Abbiamo sfruttato vecchie porte e finestre, facendo tutto da soli perché negli scorsi mesi era tutto chiuso e non potevamo fare affidamento sui fornitori. Ci siamo dovuti arrangiare con quanto avevamo a disposizione”.
“Tutte le casette sono affacciate su una piazzetta centrale. Da ciascun tavolo si possono vedere le persone sedute nelle altre casette, pur non potendo interagire con loro – continua Ferrario – Così, nel pieno rispetto delle regole, si crea quel clima di convivialità tipico dei piccoli borghi. Il mio obiettivo è quello di far vivere ai clienti un’esperienza, regalando loro qualche ora di totale relax e facendoli sentire completamente al sicuro”